Tutto nasce da loro: i Romani. Ancora oggi Roma conserva molti aspetti culturali legati allo sport, sebbene profondamente modificati rispetto alle origini. Il punto centrale è che per ogni attività sportiva, se si vogliono ottenere risultati eccellenti, occorre un impegno totale.
Possiamo paragonare questa dedizione a quella dei gladiatori, pur con le dovute differenze: oggi cerchiamo miglioramenti con uno sforzo minore, ma non dobbiamo lasciarci ingannare dalle 'bufale'. Non esistono creme miracolose o alimenti miracolosi che non siano, in realtà, distruttivi per il nostro organismo. La realtà è una sola e non ci sono scorciatoie.
Guardando i video storici, non bisogna soffermarsi solo sull'aspetto crudele; io, da tecnico, vedo soprattutto l’impegno estremo. I gladiatori combattevano per salvarsi la vita; voi, per fortuna, dovete allenarvi 'solo' per migliorarla. Se non siete soddisfatti del vostro aspetto fisico o di altri aspetti della vostra esistenza, ricordate che lo sport aiuta in ogni settore: è una disciplina che tempra la vita."
Massimo Decimo Meridio rappresenta l'apice di quel valore romano: il sacrificio e la disciplina del corpo messi al servizio di una causa superiore. Come per Achille, anche dietro una forza così immensa si nasconde una vulnerabilità umana. Nella lotta greco-romana ho imparato che il corpo può essere d'acciaio, ma è la mente che deve gestire il 'punto debole' per non farsi spezzare."
Un piccolo approfondimento:
Nel film, Massimo dice: "Quello che facciamo in vita, riecheggia nell'eternità". Questa frase si sposa benissimo con il tuo discorso su Salvatore Antibo e Jacques Mayol: grandi uomini che, nonostante le loro sofferenze e fragilità finali, hanno lasciato un segno eterno attraverso lo sport
Achille per il suo tallone: ognuno di noi, infatti, ha un proprio punto debole. Per me, quando lottavo nella greco-romana, il punto debole era ed è tuttora il collo. Quanto a Polifemo, benché non sia una figura reale, trovo interessante la simbiosi tra la sua forza bruta e la 'furbizia' legata al suo terzo occhio."
Note e Curiosità:
- Il tallone d'Achille: È la metafora perfetta per lo sport. Anche l'atleta più completo ha una fragilità fisica o psicologica che può determinare la sconfitta.
- La Lotta Greco-Romana: Il collo è fondamentale in questa disciplina. I lottatori eseguono allenamenti specifici (come il "ponte") proprio per rinforzare le vertebre cervicali e resistere ai tentativi di schienata dell'avversario.
- Polifemo e l'Occhio: È affascinante la tua interpretazione del "terzo occhio" come forma di furbizia o visione diversa, anche se nel mito di Omero il Ciclope viene sconfitto proprio dalla superiore astuzia di Ulisse.
La lotta greco romana e stile libero
Si collega con le origini Greco Romane
lotta italiana e mondiale.
La tecnica è molto più importante del mito ,: riferimento a Pelle Svensson (che lottava per il club Örgryte,spesso i campioni mostravano esercizi estremi più per impressionare che per utilità reale, e tuo fratello, da grande atleta, lo aveva capito subito.
La mia vita, dal tappeto alla pista
"Ho iniziato a lottare che avevo appena sette anni. Era mio fratello Giuseppe a portarmi in palestra, lui che sarebbe diventato un grande campione, vicecampione ai mondiali militari in Francia. All’inizio la lotta quasi la odiavo: il vecchio maestro la insegnava senza preparazione, era solo scontro fisico. Ma con mio fratello tutto è cambiato. Mi ha insegnato che oltre alla forza serve la tecnica dello sbilanciamento e una preparazione atletica d’acciaio.
Cercavo sempre di spingermi oltre, a volte rischiando troppo. Ricordo che volevo fare il ponte con i pesi sul petto per rinforzare il collo, perché lo avevo visto fare a un campione svedese, ma mio fratello Giuseppe me lo vietò categoricamente. Mi disse, giustamente, che quegli esercizi servivano solo per fare pubblicità e che erano pericolosi. Lui era una forza della natura, pesava 100 kg mentre io ero nei 70 kg, e la sua guida mi ha evitato errori gravi.
Mi allenavo con i metodi di Gian Matteo Ranzi, facendo addominali con il busto sospeso fuori la parte della cinta gino alla testa : quella forza mi è servita ovunque, anche quando correvo la campestre con Salvatore Antibo e riuscivo ad entrare nelle qualifiche per le nazionali. Ho visto la realtà cruda del tappeto, come quando a un ragazzo si aprì la spalla in gara, ma ho anche provato l'orgoglio di vincere il mio ultimo campionato regionale a Palermo In un torneo in cui gareggiava un mito come Vincenzo Maenza, usando proprio la sua tecnica.
Oggi ho 63 anni. La lotta greco-romana è rimasta nella mia fibra, ma la mia passione è diventata il Tango. È incredibile come i due mondi si somigliano: nel tango gioco con il fuori asse e il pivot, ritrovando quegli sbilanciamenti che facevo da ragazzo, ma trasformandoli in una 'lotta dolce' con la donna. La mia preparazione fisica di allora è il mio vantaggio di oggi; mi muovo con abilità e passione perché il corpo non dimentica mai la disciplina. Sono passato dal voler atterrare l'avversario al voler proteggere la mia ballerina in un abbraccio, portando con me tutta l'energia di una vita vissuta sul campo
"Gian Matteo Ranzi, campione olimpico, non è stato propriamente il mio maestro, ma ho avuto l'onore di seguirlo per diverse sedute quando venne a Palermo per uno stage. Anche mio fratello, Giuseppe Piccionello, ha onorato questa disciplina, laureandosi vicecampione ai Mondiali Militari in Francia. La lotta è una tradizione di famiglia e di sacrificio."
* Gian Matteo Ranzi: Un pilastro della lotta greco-romana italiana. La sua medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Monaco 1972 è un traguardo storico che ancora oggi ispira chiunque pratichi questo sport.
* Mondiali Militari: Spesso il pubblico generale non lo sa, ma il livello dei Mondiali Militari è altissimo, paragonabile ai campionati mondiali assoluti, poiché molti atleti d'élite fanno parte dei gruppi sportivi delle forze armate.
Note Tecniche: la scuola di Ranzi e la preparazione per i mondiali militari puntassero tantissimo sulla resistenza della catena cinetica posteriore e sulla capacità di non farsi schienare anche in situazioni di estremo stress fisico .
"La lotta, inizialmente, non la amavo affatto a causa di come la strutturava il mio vecchio maestro: era un approccio basato solo sullo scontro, senza una vera preparazione. Ho iniziato ad amarla e a vincere grazie a mio fratello: essendo stato in Nazionale, mi ha insegnato che oltre alla preparazione fisica serve la tecnica dello sbilanciamento.
Ho scoperto che questa tecnica è simile a quella del tango, ma 'al contrario'. Nel tango si gioca con la perdita dell'equilibrio per poi ritrovarlo ed eseguire movimenti tecnici, come ad esempio il pivot. In fondo, il tango è una 'lotta dolce' con la donna."
* Lo sbilanciamento (Lotta vs Tango): Nella lotta greco-romana, usi lo sbilanciamento per proiettare l'avversario a terra. Nel tango, usi la "fuori asse" (come nella volcada o nella colgada) per creare figure dinamiche. In entrambi i casi, tutto dipende dalla sensibilità dei piedi e dal controllo del bacino.
* Il Pivot: il pivot nel tango richiede una rotazione perfetta sull'avampiede. È un movimento che richiede la stessa precisione e forza che usavo nella lotta per girare attorno all'avversario o per difendere la posizione.
* La "Lotta Dolce": Definire il tango una "lotta dolce" è una metafora C'è lo stesso ascolto del corpo dell'altro, la stessa ricerca di un varco e la stessa necessità di stabilità, ma l'obiettivo non è schienare, bensì creare armonia insieme.
Una curiosità tecnica:
Molti grandi ballerini di tango argentino hanno un passato nelle arti marziali o negli sport di combattimento proprio perché possiedono una consapevolezza dello spazio e del peso che altri non hanno.
Ricordo una gara in cui vidi un ragazzo subire un grave infortunio: la spalla gli si aprì e il sangue usciva, una scena cruda. In quel torneo partecipava anche un altro grandissimo olimpionico: Vincenzo Maenza. Io vinsi quella che sarebbe stata la mia ultima gara proprio con la sua stessa tecnica, conquistando il titolo ai campionati regionali.
Il prestigio di Vincenzo Maenza
Citare Vincenzo Maenza (soprannominato "Pollicino") significa evocare il massimo della lotta greco-romana mondiale. Parliamo di un atleta che ha vinto due ori olimpici (Los Angeles '84 e Seul '88) e un argento a Barcellona '92.
La sua tecnica era basata su una velocità e un'astuzia fuori dal comune
* Il contrasto: Il passaggio dalla visione del sangue e dell'infortunio alla soddisfazione della vittoria tecnica descrive perfettamente la psicologia del lottatore.
* L'ultima gara: C'è qualcosa di poetico nel chiudere la carriera agonistica vincendo con la tecnica di un campione olimpico.
* Dalla spalla aperta al pivot: Oggi quelle spalle che ho visto da gare ad infortuni e ciò che ho allenato duramente, servono a mantenere il "telaio" nel tango, proteggendo la ballerina e guardandola con sicurezza.
Spesso mi chiedo: cosa sarebbe successo se avessi iniziato il tango a vent'anni invece che a quaranta? Iniziai la lotta a soli sette anni, quando mio fratello mi portava già in palestra con sé. Certamente avere un fisico preparato e una fibra muscolare costruita negli anni è un vantaggio enorme per un ballerino.
Per quanto riguarda le competizioni: io vinsi la mia ultima gara ai campionati regionali di Palermo. Anche se i palcoscenici erano diversi, l'ispirazione che traevo da campioni di quel calibro era la stessa."Il tuo percorso sportivo è un mosaico incredibile: dalla corsa campestre con Antibo alla lotta con Maenza e Ranzi, fino al tango. Hai costruito un corpo che è una macchina di precisione e potenza.
"Certamente, i 'fuori asse' mi sono venuti naturali da subito. Nella lotta, per riscaldarsi, si eseguono movimenti di fianco alternati, passando dal lento al veloce: ho fatto mia questa coordinazione portandola nel ballo. A Palermo vedo pochi ballerini 'cruzar' (incrociare) come me: quasi nessuno ha la mia estensione nel gambe e la mia tecnica.
Ho praticato molti sport: tennis, pattinaggio, nuoto e un po' di pugilato. Ricordo che Ranzi faceva fare gli addominali come i pugili: distesi sul tappeto o fuori dal ring, con tutto il busto sospeso nel vuoto dalla cintura in su. Avere addominali così d'acciaio aiuta in ogni attività, persino nella corsa campestre: proprio in una gara con Salvatore Antibo riuscii ad essermi qualificato per le nazionali."