lunedì 2 febbraio 2026

Antibo

  

Detto Totò A Palermo 

Le sue origini di Altofonte,piccolo paesino in montagna in provincia di Palermo Appena pochi km dalla città Circa 10.

"Manca ancora un film su Salvatore Antibo, anche per ringraziarlo di tutti i malesseri che ha dovuto affrontare dopo le Olimpiadi. Vi assicuro che i 10.000 metri non sono affatto semplici; posso confermarlo io stesso, avendo corso su piste difficili come l'ippodromo di Palermo a ritmi elevati, mi sono posizionato per la qualifica e per partecipare alle competizioni  nazionali.

Correvo proprio dietro di lui, Totò di Altofonte: grandi, veri atleti oggi dimenticati. Io scelsi di mollare: ricordo ancora il pulsare delle gambe che non passava neanche con le vitamine. Altro che anabolizzanti! Allora, al massimo, si prendeva una spremuta di limone. Questo è il vero sport che meriterebbe spazio su Rai 1."


 


Medicina Natura Respiro

 Medicina e natura

"Ovviamente, la medicina naturale non è idonea per la cura di tutte le patologie e non possiamo paragonare la naturopatia ai trattamenti per le malattie gravi. Purtroppo, esistono molti ciarlatani che dispensano false promesse; se ne trovano in tutti i settori, anche in quelli professionalmente riconosciuti e autorizzati. La scienza ha stabilito che la salute debba essere affidata a esperti che hanno studiato la materia per anni.

Coloro che non sono 'autorizzati' operano spesso nell'ambito della medicina naturale, definita così perché utilizza ciò che si trova in natura, come piante ed erbe. Al contrario, la medicina tradizionale si avvale di studi scientifici e di farmaci di sintesi chimica. Tuttavia, con la medicina naturale si possono trattare alcune problematiche che la medicina tradizionale a volte risolverebbe solo con un intervento chirurgico.

Nel mio caso, ho evitato l'operazione grazie all'incontro con il Dott. Di Salvo, un medico tradizionale e studioso del metodo Zilgrei. Ho trovato in questo approccio una valida alternativa per curare una sciatalgia causata da un'ernia al disco. Il metodo è simile alla ginnastica o allo yoga: si basa su tecniche di respirazione e conteggi di dieci secondi, puntando a eliminare lo stress e l'infiammazione. Prima di iniziare, il dolore era così forte da non riuscire ad alzarmi dal letto o ad appoggiare il piede a terra; dopo sole cinque sedute, stavo bene. Non si è trattato di un miracolo, ma dell'applicazione di un metodo naturale idoneo al mio problema.

Vorrei precisare ai lettori che sono consapevole dell'immenso valore della nostra medicina moderna. Tuttavia, per alcune patologie siamo ancora fermi alla chemioterapia. Sappiamo che può salvare molte vite, ma sappiamo anche che non è una cura 'intelligente', poiché distrugge anche le cellule sane. Il corpo non sempre è preparato a reagire: arrivano la debolezza alle gambe, la caduta dei capelli e molto altro. Oggi mio figlio sta attraversando questo calvario e purtroppo, in certi casi, non rimane altra scelta."

 

mercoledì 21 febbraio 2018

Enzo Maiorca Jacques Mayol


 La storia di due grandi atleti 

"Jacques Mayol: un atleta naturale, unico nel suo record dei 100 metri in apnea. Sono triste perché si parla poco dei grandi, mentre si spreca troppo tempo a parlare del nulla. Nel mio piccolo, ho sempre stimato queste personalità.

Ricordo ancora quando il bagnino mi disse che i miei venti metri in apnea all’Addaura, vicino a Mondello, erano frutto della voglia di capire i filmati di Mayol. Trent'anni fa non c’era YouTube, ma cercavo di imparare da lui: la sua tecnica del respiro, la posizione yoga per l'autogestione, il modo in cui si allenava come se l'immersione fosse una meditazione.

La mente umana, anche nelle eccellenze dotate di forza, energia e autocontrollo quasi non umani, può nascondere abissi insospettabili. Non si può immaginare una fine causata dalla depressione; purtroppo non tutti comprendono a fondo l'essere umano, né quanto sia importante stimolare un recupero interiore. A volte sono proprio i più forti a desiderare aiuto, ma non sempre riconosciamo la loro debolezza, sia essa momentanea o cronica. Per le forti personalità non è facile lasciar trasparire stati di disperazione. Spesso i grandi maestri nascondono dietro la propria forza una grande fragilità, nata forse dall'aver vissuto con un'intensità emotiva tale da causare dolore. Riposa in pace.

Ricordo che mangiavo la cipolla e ne respiravo l'essenza seguendo i suoi consigli e le sue tecniche di respirazione. Mio fratello usava sempre muta e maschera, io invece amavo sentirmi libero: ero nello stile di Mayol, solo con la natura. Mayol e Maiorca, amici e sfidanti tra Italia e Francia. Maiorca se n'è andato per morte naturale, Mayol invece non ha voluto aspettare. A volte alcune sofferenze non si sopportano più, non si riescono a gestire. La mente va in apnea senza ossigeno, in modo naturale. Un grande record, un grande campione. R.I.P. Ti citerò sempre, sei stato in parte il mio maestro di immersione."

Note sui temi trattati:

 * Il Record dei 100 metri: Jacques Mayol fu effettivamente il primo uomo a infrangere la barriera dei -100 metri in apnea (Isola d'Elba, 1976), un'impresa che allora la scienza riteneva impossibile per un essere umano.

 * Apnea e Yoga: Hai colto nel segno: Mayol è stato il pioniere nell'introdurre lo yoga e il pranayama (tecniche di respirazione consapevole) nel mondo della subacquea, trattando l'immersione come una forma di fusione spirituale con il mare.

 * La Fragilità dei Forti: La tua riflessione sulla depressione è molto accurata. Mayol si tolse la vita nel 2001 nella sua casa all'Elba proprio a causa di una profonda depressione, lasciando un vuoto immenso nel mondo dello sport.

 * Il legame con Maiorca: La rivalità tra Enzo Maiorca e Jacques Mayol ha segnato un'epoca, trasformando l'apnea da disciplina di nicchia a fenomeno mondiale, celebrato anche dal film Il grande blue



https://youtu.be/BecjU4W3igM?si=hs3TWhjQMLBQpEh-
 




Amici e sfidanti Italia Francia:

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Enzo_Maiorca
 x morte naturale


http://www.repubblica.it/online/cronaca/mayol/mayol/mayol.html

giovedì 15 febbraio 2018

Dagli antichi romani ad oggi Lotta gr

Tutto nasce da loro: i Romani. Ancora oggi Roma conserva molti aspetti culturali legati allo sport, sebbene profondamente modificati rispetto alle origini. Il punto centrale è che per ogni attività sportiva, se si vogliono ottenere risultati eccellenti, occorre un impegno totale.
​Possiamo paragonare questa dedizione a quella dei gladiatori, pur con le dovute differenze: oggi cerchiamo miglioramenti con uno sforzo minore, ma non dobbiamo lasciarci ingannare dalle 'bufale'. Non esistono creme miracolose o alimenti miracolosi che non siano, in realtà, distruttivi per il nostro organismo. La realtà è una sola e non ci sono scorciatoie.
​Guardando i video storici, non bisogna soffermarsi solo sull'aspetto crudele; io, da tecnico, vedo soprattutto l’impegno estremo. I gladiatori combattevano per salvarsi la vita; voi, per fortuna, dovete allenarvi 'solo' per migliorarla. Se non siete soddisfatti del vostro aspetto fisico o di altri aspetti della vostra esistenza, ricordate che lo sport aiuta in ogni settore: è una disciplina che tempra la vita."

Massimo Decimo Meridio rappresenta l'apice di quel valore romano: il sacrificio e la disciplina del corpo messi al servizio di una causa superiore. Come per Achille, anche dietro una forza così immensa si nasconde una vulnerabilità umana. Nella lotta greco-romana ho imparato che il corpo può essere d'acciaio, ma è la mente che deve gestire il 'punto debole' per non farsi spezzare."

​Un piccolo approfondimento:

​Nel film, Massimo dice: "Quello che facciamo in vita, riecheggia nell'eternità". Questa frase si sposa benissimo con il tuo discorso su Salvatore Antibo e Jacques Mayol: grandi uomini che, nonostante le loro sofferenze e fragilità finali, hanno lasciato un segno eterno attraverso lo sport

 Achille per il suo tallone: ognuno di noi, infatti, ha un proprio punto debole. Per me, quando lottavo nella greco-romana, il punto debole era ed è tuttora il collo. Quanto a Polifemo, benché non sia una figura reale, trovo interessante la simbiosi tra la sua forza bruta e la 'furbizia' legata al suo terzo occhio."

​Note e Curiosità:

  • Il tallone d'Achille: È la metafora perfetta per lo sport. Anche l'atleta più completo ha una fragilità fisica o psicologica che può determinare la sconfitta.
  • La Lotta Greco-Romana: Il collo è fondamentale in questa disciplina. I lottatori eseguono allenamenti specifici (come il "ponte") proprio per rinforzare le vertebre cervicali e resistere ai tentativi di schienata dell'avversario.
  • Polifemo e l'Occhio: È affascinante la tua interpretazione del "terzo occhio" come forma di furbizia o visione diversa, anche se nel mito di Omero il Ciclope viene sconfitto proprio dalla superiore astuzia di Ulisse.
La lotta greco romana  e stile libero 
Si collega con le origini Greco Romane
 lotta italiana e mondiale. 

La tecnica è molto più importante del mito ,: riferimento a Pelle Svensson (che lottava per il club Örgryte,spesso i campioni mostravano esercizi estremi più per impressionare che per utilità reale, e tuo fratello, da grande atleta, lo aveva capito subito.
La mia vita, dal tappeto alla pista 
"Ho iniziato a lottare che avevo appena sette anni. Era mio fratello Giuseppe a portarmi in palestra, lui che sarebbe diventato un grande campione, vicecampione ai mondiali militari in Francia. All’inizio la lotta quasi la odiavo: il vecchio maestro la insegnava senza preparazione, era solo scontro fisico. Ma con mio fratello tutto è cambiato. Mi ha insegnato che oltre alla forza serve la tecnica dello sbilanciamento e una preparazione atletica d’acciaio.
Cercavo sempre di spingermi oltre, a volte rischiando troppo. Ricordo che volevo fare il ponte con i pesi sul petto per rinforzare il collo, perché lo avevo visto fare a un campione svedese, ma mio fratello Giuseppe me lo vietò categoricamente. Mi disse, giustamente, che quegli esercizi servivano solo per fare pubblicità e che erano pericolosi. Lui era una forza della natura, pesava 100 kg mentre io ero nei 70 kg, e la sua guida mi ha evitato errori gravi.
Mi allenavo con i metodi di Gian Matteo Ranzi, facendo addominali con il busto sospeso fuori la parte della cinta gino alla testa : quella forza mi è servita ovunque, anche quando correvo la campestre con Salvatore Antibo e riuscivo ad entrare nelle qualifiche per le nazionali. Ho visto la realtà cruda del tappeto, come quando a un ragazzo si aprì la spalla in gara, ma ho anche provato l'orgoglio di vincere il mio ultimo campionato regionale a Palermo  In un torneo in cui gareggiava un mito come Vincenzo Maenza, usando proprio la sua tecnica.
Oggi ho 63 anni. La lotta greco-romana è rimasta nella mia fibra, ma la mia passione è diventata il Tango. È incredibile come i due mondi si somigliano: nel tango gioco con il fuori asse e il pivot, ritrovando quegli sbilanciamenti che facevo da ragazzo, ma trasformandoli in una 'lotta dolce' con la donna. La mia preparazione fisica di allora è il mio vantaggio di oggi; mi muovo con abilità e passione perché il corpo non dimentica mai la disciplina. Sono passato dal voler atterrare l'avversario al voler proteggere la mia ballerina in un abbraccio, portando con me tutta l'energia di una vita vissuta sul campo

"Gian Matteo Ranzi, campione olimpico, non è stato propriamente il mio maestro, ma ho avuto l'onore di seguirlo per diverse sedute quando venne a Palermo per uno stage. Anche mio fratello, Giuseppe Piccionello, ha onorato questa disciplina, laureandosi vicecampione ai Mondiali Militari in Francia. La lotta è una tradizione di famiglia e di sacrificio."

 * Gian Matteo Ranzi: Un pilastro della lotta greco-romana italiana. La sua medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Monaco 1972 è un traguardo storico che ancora oggi ispira chiunque pratichi questo sport. 
 * Mondiali Militari: Spesso il pubblico generale non lo sa, ma il livello dei Mondiali Militari è altissimo, paragonabile ai campionati mondiali assoluti, poiché molti atleti d'élite fanno parte dei gruppi sportivi delle forze armate. 
Note Tecniche: la scuola di Ranzi e la preparazione per i mondiali militari puntassero tantissimo sulla resistenza della catena cinetica posteriore e sulla capacità di non farsi schienare anche in situazioni di estremo stress fisico .

"La lotta, inizialmente, non la amavo affatto a causa di come la strutturava il mio vecchio maestro: era un approccio basato solo sullo scontro, senza una vera preparazione. Ho iniziato ad amarla e a vincere grazie a mio fratello: essendo stato in Nazionale, mi ha insegnato che oltre alla preparazione fisica serve la tecnica dello sbilanciamento.
Ho scoperto che questa tecnica è simile a quella del tango, ma 'al contrario'. Nel tango si gioca con la perdita dell'equilibrio per poi ritrovarlo ed eseguire movimenti tecnici, come ad esempio il pivot. In fondo, il tango è una 'lotta dolce' con la donna."

 * Lo sbilanciamento (Lotta vs Tango): Nella lotta greco-romana, usi lo sbilanciamento per proiettare l'avversario a terra. Nel tango, usi la "fuori asse" (come nella volcada o nella colgada) per creare figure dinamiche. In entrambi i casi, tutto dipende dalla sensibilità dei piedi e dal controllo del bacino.
 * Il Pivot: il pivot nel tango richiede una rotazione perfetta sull'avampiede. È un movimento che richiede la stessa precisione e forza che usavo nella lotta per girare attorno all'avversario o per difendere la posizione.
 * La "Lotta Dolce": Definire il tango una "lotta dolce" è una metafora C'è lo stesso ascolto del corpo dell'altro, la stessa ricerca di un varco e la stessa necessità di stabilità, ma l'obiettivo non è schienare, bensì creare armonia insieme.
Una curiosità tecnica:
Molti grandi ballerini di tango argentino hanno un passato nelle arti marziali o negli sport di combattimento proprio perché possiedono una consapevolezza dello spazio e del peso che altri non hanno.

 Ricordo una gara in cui vidi un ragazzo subire un grave infortunio: la spalla gli si aprì e il sangue usciva, una scena cruda. In quel torneo partecipava anche un altro grandissimo olimpionico: Vincenzo Maenza. Io vinsi quella che sarebbe stata la mia ultima gara proprio con la sua stessa tecnica, conquistando il titolo ai campionati regionali.
Il prestigio di Vincenzo Maenza
Citare Vincenzo Maenza (soprannominato "Pollicino") significa evocare il massimo della lotta greco-romana mondiale. Parliamo di un atleta che ha vinto due ori olimpici (Los Angeles '84 e Seul '88) e un argento a Barcellona '92.
 La sua tecnica era basata su una velocità e un'astuzia fuori dal comune
 * Il contrasto: Il passaggio dalla visione del sangue e dell'infortunio alla soddisfazione della vittoria tecnica descrive perfettamente la psicologia del lottatore.
 * L'ultima gara: C'è qualcosa di poetico nel chiudere la carriera agonistica vincendo con la tecnica di un campione olimpico. 
 * Dalla spalla aperta al pivot: Oggi quelle spalle che ho visto da gare ad infortuni e ciò che ho  allenato duramente, servono a mantenere il "telaio" nel tango, proteggendo la ballerina e guardandola con sicurezza.

Spesso mi chiedo: cosa sarebbe successo se avessi iniziato il tango a vent'anni invece che a quaranta? Iniziai la lotta a soli sette anni, quando mio fratello mi portava già in palestra con sé. Certamente avere un fisico preparato e una fibra muscolare costruita negli anni è un vantaggio enorme per un ballerino.
​Per quanto riguarda le competizioni: io vinsi la mia ultima gara ai campionati regionali di Palermo. Anche se i palcoscenici erano diversi, l'ispirazione che traevo da campioni di quel calibro era la stessa."Il tuo percorso sportivo è un mosaico incredibile: dalla corsa campestre con Antibo alla lotta con Maenza e Ranzi, fino al tango. Hai costruito un corpo che è una macchina di precisione e potenza.

"Certamente, i 'fuori asse' mi sono venuti naturali da subito. Nella lotta, per riscaldarsi, si eseguono movimenti di fianco alternati, passando dal lento al veloce: ho fatto mia questa coordinazione portandola nel ballo. A Palermo vedo pochi ballerini 'cruzar' (incrociare) come me: quasi nessuno ha la mia estensione nel gambe e la mia tecnica.
Ho praticato molti sport: tennis, pattinaggio, nuoto e un po' di pugilato. Ricordo che Ranzi faceva fare gli addominali come i pugili: distesi sul tappeto o fuori dal ring, con tutto il busto sospeso nel vuoto dalla cintura in su. Avere addominali così d'acciaio aiuta in ogni attività, persino nella corsa campestre: proprio in una gara con Salvatore Antibo riuscii ad essermi qualificato per le nazionali."

 


martedì 16 gennaio 2018

Massaggio Sportivo o Svedese




Il Corpo: Io lo definisco una macchina perfetta.Che merita attenzione .

"Spesso ci dimentichiamo del nostro corpo, o lo ricerchiamo solo in casi particolari, quasi fossimo distratti da altro. Eppure, il corpo è parte di noi, è la nostra casa. Io la definisco una 'macchina perfetta', ma come tutte le macchine, ha bisogno di manutenzione costante e, perché no, anche di coccole

L'arte del massaggio affonda le radici nella storia: già nel 1800 se ne riscopriva l'uso, ma furono i Greci nell'antichità a utilizzarlo per dare tono e benessere agli atleti. 

Il Tocco che viene da lontano

"Mia nonna diceva sempre che avevo 'le mani sante' o 'di seta'. Ricordo ancora quando le facevo le punture!la sua era una conferma che mi riempiva d'orgoglio, perché sentiva che la mia mano era ferma ma leggera, capace di non farle male. Forse è stato proprio lì, in quei momenti di cura familiare, che è nato il mio destino di operatore.

Dalla precisione necessaria per una puntura alla forza controllata per una presa di lotta, fino alla delicatezza di un massaggio decontratturante: il filo conduttore è sempre lo stesso. La capacità di sentire il tessuto, di capire dove fermarsi e come affondare senza aggredire il corpo. Quella 'mano di seta' che mia nonna riconosceva .


È un modo di dire, certo, ma esprime una verità profonda: il tocco giusto può rilassare una muscolatura complessa che richiede uno studio scientifico specifico.

Come trainer e tecnico, credo fermamente che la responsabilità sia alla base di tutto. Massaggiare non è solo muovere le mani; significa essere consapevoli delle reazioni che creiamo nell'apparato muscolare dell'atleta o del cliente. Che si tratti di un pre-gara energizzante, di un post-gara decontratturante o di un linfodrenaggio, ogni manovra deve avere uno scopo preciso.

Ad esempio, nel massaggio sportivo pre-gara, spesso si predilige la parte posteriore per stimolare la muscolatura, poiché anteriormente la maggiore esposizione ossea richiede tecniche diverse e molta più cautela. Un tecnico deve sapere dove esercitare pressione e dove restare leggero. Avventurarsi nel massaggio senza conoscere l'anatomia può causare danni anziché benefici. Per questo motivo, la formazione e i diplomi non sono solo pezzi di carta, ma garanzie di professionalità per chi si affida alle nostre mani.

Il mio obiettivo è creare miglioramento e benessere, sia dopo un semplice allenamento che dopo una competizione stressante. La conoscenza del corpo umano spetta a tutti, ma per noi tecnici è un dovere assoluto.

Gherlando Gerry

Specialista in danza, tecnica del respiro, ginnastica correttiva, taping, massaggio e personal trainer.

Passione per le materie e filosofie di rilassamento naturali.

Contatti per consulenza sportiva:

📞 Cell: 320 6310714

📧 Email: 1gherlando@gmail.com

🌐 www.tangorespiro.eu/

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 Cel 3206310714.
1gherlando@gmail.com
Per un tecnico del massaggio è importante indispensabile,conoscere il tessuto muscolare e le sue varie strutture Per un lavoro professionale, per tale motivo Coloro che sono  riconosciuti tecnici:,con diplomi o attestati,previo corso di studi Avventurarsi nel massaggio non conoscendo la materia,può causare risultati opposti.
In casi di traumi gravi rivolgersi a medici specializzati e sottoporvi a RX,
Per il massaggio al massaggiatore.
Cel 
1gherlando@gmail.com